I paesi di Cuccagna.
( Cartoline a Ponzone )

Non ricordo se, fra i tanti temi, Ando Gilardi abbia trattato, in un numero di “Fhototeca”, quello del Paese di Cuccagna, ma credo proprio di sì. Il saggio di Giuseppe Cocchiara, Il Paese di Cuccagna ( Boringhieri 1980 ), che conoscevo ma non avevo mai letto, l’ho trovato, qualche estate fa, nella fornitissima e selezionatissima biblioteca del bed & breakfast Casa Visnenza, gestito da Marzia e Massimo a Cemmo, un paesino attaccato a Capo di Ponte, in Valcamonica, la valle dei graffiti camuni. Ne ho già scritto perché è lì che, osservando una scansione di una buona fotoincisione di La Madonna di Melun, ho scoperto un segreto che Jean Fouquet aveva nascosto più di cinque secoli prima.
Il Paese di Cuccagna è la versione “povera”, o meglio materialista, del più antico mito del Paradiso, di cui l’Eden ebraico è una declinazione: la proiezione di un desiderio, acuito da una fame secolare che finalmente trova una smodata eccessiva soddisfazione in un paese fantastico, dove cibi e bevande sono in abbondanza a portata di mano, senza bisogno di lavorare: il lavoro, anzi, è vietato, e punito chi ha voglia di lavorare.
Il benessere diffuso nelle società occidentali, dove l’eccessiva disponibilità di quanto era sognato dalle classi inferiori nei secoli precedenti ha generato problemi un tempo sconosciuti, ha sminuito il fascino e la ragione d’essere di quella vecchia fantasia che nei paesi ricchi si è di fatto realizzata, ma nei paesi occidentali un altro un tempo fantastico Paese di Cuccagna è diventato una realtà, che ha saputo soddisfare un’altra antica fame, meno “materiale”: quella delle immagini.
Anni fa, Ando Gilardi, sempre attento al consumo sociale iconico, osservava che, nel Medioevo, un uomo, nell’arco della sua vita, vedeva sì e no qualche decina di immagini, che perlopiù visualizzavano il potere religioso e politico. Nell’Età Moderna, le immagini saranno un lusso, pochi potranno acquistare un quadro, un libro illustrato, tanti dovranno accontentarsi di qualche immagine stampata, spesso malamente colorata a mano. La litografia faciliterà la produzione di immagini, migliorando la qualità e l’informazione, ma non di molto la diffusione.
La scoperta della fotografia – ma soprattutto della fotoincisione, del cinematografo, della televisione, della digitalizzazione delle immagini diffuse in internet – in breve, l’immagine totalmente automatica ha realizzato un Paese di Cuccagna iconico dove, come il soldato il contadino e il chierico stesi a terra gonfi di cibo e bevande dipinti da Pieter Bruegel il Vecchio, siamo continuamente esposti a una scorpacciata di immagini, che ci stimolano a consumare o sognare quanto da loro visualizzato, a evadere da una realtà insoddisfacente, o, come è piuttosto evidente per quelle della fertilità, a consumare soprattutto sé stesse.
Nel fantastico Paese di Cuccagna, che conoscerà soprattutto a partire dal Cinquecento una fioritura poetica e una notevole diffusione di stampe popolari, l’assenza della vecchiaia e della morte, come la presenza di belle donne disponibili e del libero amore, sono elementi marginali. Nella civiltà occidentale, dove l’eccessiva disponibilità di cibo non è più un sogno, il sogno della disponibilità sessuale, che tale è rimasto, è stato solo fantasticamente soddisfatto da una smisurata disponibilità iconica.
Nell’immagine:
Pieter Bruegel il Vecchio, Il Paese di Cuccagna ( Luilekkerland ), 1567 circa.
Monaco di Baviera,  Alte Pinakothek  ( da www.wikipedia.org )

Quelli che combattono, quelli che lavorano, quelli che pregano: il pittore ha dipinto, nel suo Paese di Cuccagna, la società del suo tempo.

8693, Bruegel, Il paese della cuccagna