Dati sensibili.
( Cartoline a Ponzone )

Le informazioni contenute nella Carta di Identità – da cui solo pochi anni fa è stata soppressa l’odiosa dichiarazione della paternità, per cui, al posto di un nome, qualcuno era costretto a vedere scritto l’acronimo “N.N.” ( non nota ) – si preferisce di solito tenersele per sé, e comunicarle, tutte o in parte, a chi vogliamo noi.
È sempre particolarmente sgradevole, anche per chi è consapevole di non avere commesso alcun reato, dover mostrare quel documento dietro richiesta di un tutore dell’ordine, come mostra in tutta evidenza l’espressione contrariata fermata nella fotografia che illustra questo post.
A quelle “fotografie didascalizzate” che siamo obbligati a portare sempre con noi, ho dedicato, anni fa, uno studio semiserio, L’anagrafico birichino, un allegato a Il bosco incantato, qui non pubblicabile per la presenza di alcune immagini fertili.
Ne riporto un brevissimo estratto:

“Nata a?”
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove il Po discende
per aver pace
…”
“Scusi, ma non ce l’ha un nome il paese, la città dove …”
“Sì … Rimini …”
“Signorina, mi scusi eh, se l’ho interrotta, ma sa, dipendesse da me, farei volentieri quattro chiacchiere, ma vede, c’è la gente che aspetta, poi diventano nervosi … scusi ancora eh. Allora, mi diceva, Ri-mi-ni. Cittadinanza?”

Chi fosse interessato a leggere le mie riflessioni su quel documento portatile, che ha dotato tutti di un ritratto fotografico, pagato da qualcuno, grazie alle vergognose leggi razziali, con la vita, potrà scaricarlo gratuitamente dal sito www.lostdreamseditions.it.
Nell’immagine:
Milano, Piazza della Scala, 1946.
( Fotografia dell’Archivio Giancolombo )
( 23 febbraio 2015 )

Dati sensibili, 8756, Milano, Piazza della Scala, controllo polizia documenti