Le «spiagge della luce».
( Cartoline a Ponzone )

Il 3 gennaio 2015 Giorgio Giovanni Maria Jano ha condiviso una fotografia di Margaret Bourke-White che mi ha particolarmente affascinato.
La fotografa statunitense ha ritratto Edwin Hubble, il grande astronomo statunitense, al lavoro, seduto davanti a un enorme telescopio. La tuta da lavoratore, gli stivali che sembrano sporchi di terra, la sedia in legno curvato da salotto della nonna sembrano fuori luogo, perché non è così che ci immaginiamo l’abbigliamento e il luogo di lavoro di un astronomo, ma conferiscono all’immagine un sapore di autenticità e di modestia del tutto inaspettata in uno studioso che con la sua scoperta ha enormemente dilatato la visione dell’Universo.
La scoperta di nuove galassie, individuate per la prima volta da Edwin Hubble, pone al teologo cristiano un problema non da poco: se in qualche pianeta dei miliardi che ruotano attorno a miliardi di stelle si è sviluppata una forma di vita intelligente, e dal momento che è altamente improbabile che in quel mondo la mela non sia stata consumata, il già paradossale sacrificio del Figlio del Creatore ha dovuto, ancora più paradossalmente, ripetersi?
Negli ultimi anni della sua lunga vita, Ando Gilardi amava definire la fotografia «copernicana», perché gli era perfettamente chiaro che l’immagine che si produceva da sola aveva, come l’ipotesi formulata dal grande astronomo polacco che rivoluzionava la visione tolemaica dell’universo, rivoluzionato la storia delle immagini, evidenziando, tra l’altro, l’enorme sostegno fornito alle religioni da quelle manuali, le “immagini”, appunto, che per millenni avevano visualizzato le fantasie di “realtà” immaginate, dando forma visibile, e quindi maggiormente credibile, al desiderio che nel cielo ci fosse un’altra realtà invisibile.
Già più di duemila anni fa, Tito Lucrezio Caro, anche senza il potente telescopio che ha permesso a Edwin Hubble di vedere nel cielo una realtà prima invisibile, aveva probabilmente “previsto” la realtà poi vista dal grande astronomo statunitense, e la stupenda metafora con cui definisce il pianeta che ci ospita, «luminis oras», le “spiagge della luce”, trova una bellissima eco nel commento, scritto in Facebook da Lucas Mathis, alla fotografia qui riprodotta: «This must have been like realizing the only sand grain you knew so far, is on a beach».
( Deve essere stato come realizzare che il solo, per quanto ne sapevi, granello di sabbia si trovava in realtà su una spiaggia ).
Nell’immagine:
Fotografia di Margaret Bourke-White, 1937.
( The LIFE Picture Collection/Getty Images )
La didascalia originale recita: «90 years ago today (Dec. 30, 1924), Edwin Hubble announced the existence of other galaxies. Pictured here is the great astronomer with a telescope in 1937».
( 22 febbraio 2015 )

8629, Margaret Bourke-White, Edwin Hubble