Freudiani.
( Cartoline a Ponzone )

A guerra finita, il disprezzo viscerale di Carlo Emilio Gadda per Mussolini aveva trovato uno sfogo verbale nel suo Eros e Priapo ( scritto nel 1945 e pubblicato da Garzanti nel 1967; leggo su Wikipedia che nel 2013 Adelphi ne ha pubblicato una versione non censurata ). Strano pamphlet, in cui le “fotografie” mentali dell’ingegnere, che tracimano, insopportabili, dalla memoria, possono essere “osservate” dall’autore solo se deformate da un pesante “ritocco” verbale: il linguaggio arcaico con cui Gadda cerca di allontanare l’incredibile volgarità la saccenteria e la supponenza di un maestro che non si era accontentato di rovinare solo un po’ di allievi.
Penso che Ando Gilardi certamente abbia disprezzato più di Gadda, e con buone ragioni, chi, oltre a avere trascinato nella rovina un paese, si era reso corresponsabile della persecuzione della comunità cui apparteneva per nascita. Ma, per liberarsi da un peso enorme sullo stomaco, non ha scritto un pamphlet per pochi, un testo di difficile lettura e ardua decifrazione. Ha fatto una scelta diversissima e enormemente più efficace. Per denunciare le stesse vergogne, insieme a quella di cui l’ingegnere si era dimenticato, la Shoah, si è servito del “linguaggio”, più semplice e popolare, delle immagini.
La chiave interpretativa di “Eros e Priapo” è freudiana: secondo Gadda, l’Italia si era fatta «invulvare» da Mussolini. Gilardi, che era un sincero e dichiarato ammiratore di Freud, ha cercato per tutta la vita di farci capire quali erano le immagini davvero oscene da cui difenderci, e si è servito di “Eros” e “Priapo”, cioè delle immagini erotiche e di quelle pornografiche, da lui accomunate come «immagini della fertilità», per richiamare il nostro interesse, così facendoci capire che l’oscenità – quello cioè che non si può mostrare, come dice la parola, sulla scena del teatro – non è quella che ci hanno insegnato a credere tale. L’oscenità, quando Gilardi era giovane, era quotidianamente mostrata nelle scuole di ogni ordine e grado: tanti insegnanti non si erano vergognati di mostrarla, come fosse un valore degno di essere appreso. Una seconda guerra mondiale e una seconda guerra civile sono stati i risultati di quella oscena didattica.
Questo post è dedicato a Simone Barbagallo, per un motivo che lui sa.

Nell’immagine:
Ando Gilardi nel suo studio a Ponzone ( Alessandria ).
Fotografia di Pino Bertelli, 2011.
( da www.pinobertelli.it )
( 24 febbraio 2015 )

Freudiani, 7610, Ando Gilardi, foto Pino Bertelli