«Les anthropologues!!!»
( Cartoline a Ponzone )

Se dovessi spiegare a dei giovani in poche parole cos’è l’antropologia, direi loro che è la scienza, inventata da popoli che si credono civili, che studia popolazioni ritenute non civili. Ma aggiungerei subito che in realtà il problema è più complesso, o meglio, l’ambizione di quella scienza è molto più vasta, come suggerisce l’etimologia delle due parole greche che formano la parola: la scienza che studia l’uomo, anche se poi questa, come si è detto, preferisce rivolgersi a culture meno sviluppate, perché ritenute più facili, e meno imbarazzanti, da studiare.
La deliziosa vignetta riprodotta in questo post ironizza in maniera splendidamente sublime sulla superiorità che gli antropologi si autoriconoscono e sulla disponibilità a riconoscerla da parte delle popolazioni “incivili”, in cambio della loro attenzione e di qualche prodotto della tecnologia occidentale: e fa ridere, perché presenta questo rapporto come una messa in scena, un gioco delle parti le cui regole sono dettate dagli “incivili”.
Fra i tanti lavori, Ando Gilardi ha svolto anche quello di fotografo al séguito degli antropologi: senza andare troppo lontano fra aborigeni “incivili”, tagliatori di teste che nulla sanno della Rivoluzione francese, documentava otticamente per Emilio Servadio, Tullio Seppilli e Ernesto De Martino le ricerche sulle popolazioni meridionali, che, data la vicinanza spaziale e culturale, rientravano in una scienza parente: l’etnologia, che è un po’ l’antropologia che studia “parenti” meno “civilizzati”.
Grazie alla fotografia e a internet si può fare dell’antropologia anche non spostandosi affatto, restando seduti davanti allo schermo di un computer: come ha riconosciuto Felice Accame, un intellettuale di grande levatura, ideatore, insieme a Carlo Oliva, persona di rara intelligenza e cultura, de La caccia. Caccia all’ideologico quotidiano, una rubrica radiofonica di Radio Popolare che rendeva decisamente più sopportabile l’opprimente atmosfera domenicale. In risposta a un dono libertino e licenzioso che gli avevo inviato qualche Natale fa, una copia de Il bosco incantato, così mi aveva risposto il 15 aprile 2010: «Caro Nello Rossi, la ringrazio dell’invio dei suoi appunti per una morfologia della pornofiaba. Trattasi di opera che, punto di vista antropologico alla mano – analizzando immagine per immagine per ricondurle al relativo quadro ideologico -, potrebbe assumere carattere monumentale. Attendiamo pertanto che gli “appunti” si trasformino nel “testo”, su cui fare le immancabili “glosse”. Ringraziandola della fiducia le invio i miei più cordiali saluti».
Le adulte e gli adulti che non sono prevenuti verso le immagini della fertilità possono scaricare gratuitamente il saggio “antropologico”, come tardiva strenna natalizia, dal sito Lost Dreams Editions ( www.lostdreamseditions.it ).
Nell’immagine:
La vignetta di cui si dice nel testo.
( da Kara Cooney-Egyptologist, Facebook, 8 settembre 2014 ).
Ringrazio Mauro Thon Giudici per avermela fatta conoscere.
( 27 febbraio 2015 )

8173, Gli antropologi