Miseria della pornografia.
( Cartoline a Ponzone )

Quello che segue, con lo stesso titolo, è un appunto di tanti anni fa, quando l’immagine digitale era ancora solo nella mente dei cibernetici, un’idea per un articolo di Fhototeca che non è stato mai scritto.
«Cinema Hermes, Milano, via Daniele Crespi, una gelida sera di dicembre. “Double fiction”, due spettacoli in uno. È una serata scazzata, ti va di assentarti per qualche ora. «Ha per caso duemila lire?» chiede l’attempata e impassibile cassiera, apparentemente venditrice di merce neutra, usuale, mentre dagli spessi tendaggi fuoriescono nemmeno troppo ovattati gemiti di piacere. Fingi di non sentirli o di avvertirli come quotidiane ovvietà. «Forse sì, … sì». «Non si staccano», dice mentre armeggia con l’indocile blocchetto dei biglietti, «è il freddo che secca le mani». Te l’eri prefigurata una breve e asettica contrattazione, un inevitabile scotto da pagare, possibilmente con un uomo, e per un pelo non si è andato a parlare dei propri guai.
Nella sala un freddo polare: si vede che il gestore confida sul potere calorico delle immagini. Appena gli occhi si sono abituati all’oscurità, mi metto alla ricerca di un posto. Lo voglio isolato: non mi va di avvertire la nervosa eccitazione di qualche spettatore o movimenti non immediatamente classificabili. Assistere alla visione di un film porno è sempre una “double fiction”, anche quando proiettano solo una pellicola, perché di spettacoli ne vedi comunque sempre due: quello riflesso dallo schermo e quello che si svolge in sala».
Il titolo di questo post è una declinazione del saggio pubblicato da Karl Marx nel 1847: “Miseria della filosofia“. L’ accusa rivolta dal filosofo ebreo tedesco ai precedenti filosofi di avere cercato di capire la realtà invece di cambiarla potrebbe essere estesa anche ai fabbricanti e ai consumatori delle immagini della fertilità, che potranno essere prodotte e consumate per quello che sono solo quando saranno state liberate dall’ignominia gettata loro addosso da fedeli che considerano la sessualità un male e, essendosi da secoli alleati con i poteri costituiti, e avendo avuto la presunzione di avere trovato la “vera” realtà, hanno creduto di avere il diritto di reprimere il desiderio sessuale e di soffocare il dissenso nel sangue dei contadini e degli operai.
Fino a che non sarà stata liberata dal peso del “peccato”, l’immagine fertile, come l’ha definita stupendamente Ando Gilardi, sarà sempre avvertita e consumata come una immagine misera, cui, non diversamente dal disprezzato indigente privo del necessario per vivere decorosamente, non è riconosciuta “dignità”: perché alle fertili – non contando ovviamente quelle orripilanti che piacciono alla sessualità gravemente disturbata del pedofilo, che non interessano l’iconologia ma il disagio mentale – non è riconosciuta la dignità iconica comune a tutte le altre immagini: anche a quelle che visibilmente ne sono indegne, come le infestanti immagini della violenza, che solo una paradossale abitudine ce le rende familiari, «quotidiane ovvietà».

Nell’immagine:
Pornografia sacra. Basterebbe solo questa immagine per riconoscere il genio del grandissimo «scultore».
Michelangelo Buonarroti, Il peccato originale, 1509, particolare.
Palazzi Vaticani, Cappella Sistina.
Riproduzione in negativo, desaturata, di una fotografia eseguita dopo l’ultimo restauro.
Nei primi anni Settanta, Ando Gilardi aveva iniziato a pubblicare, su periodici dedicati alla fotografia, alcuni negativi di vecchie immagini ottiche della fertilità, confidando sul fatto che ai censori analfabeti iconici, grazie al tempo e all’inversione dei toni, sarebbero risultate meno “pornografiche”.
( 28 febbraio 2015 )

Miseria della pornografia, 177-Michelangelo,-pec-or-PP NEGATIVO