Nouvelle cuisine.
( Cartoline a Ponzone )

Con la speranza che Mauro Thon Giudici non legga questo post, confesserò che il venerdì, e solo il venerdì, acquisto “la Repubblica”, per leggere, nell’omonimo allegato, il Contromano di Curzio Maltese, gli Indizi visivi di Filippo Ceccarelli, e, ma non sempre, La mia Babele di Corrado Augias e le Questioni di cuore di Natalia Aspesi.
Nel numero uscito in edicola il 13 febbraio 2015, la simpatica giornalista, oltre a occuparsi degli invisibili problemi dell’amore, dedica un articolo alla più visibile “pornografia” soft, quella, per intenderci, che, avendo scelto di alludere più che mostrare, può essere ospitata nelle sale cinematografiche “normali”: Grigio sfumato, ecco perché l’eros al cinema non emoziona più.
Nell’articolo, la giornalista ricorda gli anni in cui le pellicole, firmate da registi italiani di fama internazionale, suscitavano «censure e interventi politici oltre che vescovili», e mi sono ricordato del cardinale Francis Joseph Spellman, che, in una sua omelia del 1957, nella cattedrale di Saint-Patrick, si era scagliato contro Baby Doll, un film da cui era stato profondamente turbato: «Celui qui osera voir ce film, ou encore qui osera lever les yeux sur cette femelle impudique, commetra un péché mortel, car jamais – dans ce pays qui craint Dieu – on n’avait vu quelque chose d’aussi révoltant, dégoûtant, voire immonde» ( citato da Lo Duca, L’érotisme au cinéma, III, Jean-Jacques Pauvert 1964 ); e di una lunga coda, in Via XX settembre, tanti anni fa a Genova, per vedere lo scandaloso film di Bernardo Bertolucci, quell’ Ultimo tango a Parigi ( Italia/Francia 1972 ) che qualche anno dopo avrebbe conosciuto l’onore del rogo laico, film che mostrava, sono parole della Aspesi, «una sodomizzazione del resto praticata dal meraviglioso Marlon Brando, che suscitò il massimo scandalo ma anche molti sospiri non solo femminili».
Sarà, anche se non sono per niente d’accordo: in primo luogo perché la sodomizzazione è solo velatamente suggerita dalle immagini, e poi, e soprattutto, perché il vero scandalo del film, secondo me, risiede nella sessualità “assoluta” dei protagonisti, nel desiderio di volersi conoscere solo sessualmente, traducendo per una volta in realtà una delle innumerevoli fantasie che credo abbiano traversato la mente di tutte e tutti ( quel tipo di fantasia che Erica Jong nel suo Paura di volare, del 1973, aveva definito «scopata senza cerniera» ): il finale tragico è provocato dal protagonista, inconsapevole che la fantasia non può “sporcarsi” con la realtà.
Ma se l’amore non è facile da capire, la sessualità non è certo un gioco da ragazzi, anche se la loro è forse l’età in cui è più piacevole “giocarla”: voglio dire che la giornalista, addentrandosi nel dominio della rappresentazione della sessualità, non mi sembra proprio trovarsi a suo agio come quando scrive di sentimenti, per cui, terminata la lettura sull’ultimo film scandaloso apparso nelle sale, 50 sfumature di grigio, ci si sente come dopo aver gustato un piatto della “nouvelle cuisine”: cioè con la spiacevole sensazione di non avere mangiato.
Se si decide di trattare un argomento «disdicevole», come l’aveva definito Sigmund Freud, credo sia corretto trattarlo con franca onestà, senza girarci intorno: come ci aveva suggerito anni fa Nanni Moretti, quando, essendogli stato chiesto se preferiva l’erotismo o la pornografia, aveva risposto che preferiva «senza dubbio» la seconda.
Nell’immagine:
Indice del sesto volume di “Revisioni. Saggi iconologici sulle immagini innocenti dedicatati a Ando Gilardi”, di prossima pubblicazione: Nello Rossi, Apologia di Plotino. Polisemia della rappresentazione teatrale per eccellenza, ovvero lo spontaneo, subìto o casuale sollevarsi delle vesti femminili, con un intermezzo sulle immagini della Venere stanca e le sue prevedibili declinazioni.
( 1 marzo 2015 )

8627, Indice Apologia di Plotino