Distacchi.
( Cartoline a Ponzone )

Non pochi preferiscono ancora credere, se non altro nel subconscio, che siamo stati creati da Dio, anche se non proprio nel modo ingenuo narrato dal mito biblico: e comunque anche una paradossale cosmogonia è preferibile a una inquietante parentela con delle scimmie antropomorfe.
Tempo fa, la scienza riteneva che il distacco dell’homo sapiens da quelle fosse avvenuto venticinque milioni di anni fa. Tre secoli dopo, la scoperta e la lettura del DNA ha ridotto il tempo di quel distacco a sei milioni di anni fa: nell’albero dell’evoluzione, il lungo ramo dell’homo sapiens si è accorciato di poco meno di tre quarti.
Leggendo la Storia sociale della fotografia di Ando Gilardi si viene a sapere che il distacco della fotografia dalle immagini manuali sarebbe potuto avvenire, se se ne fosse avvertita l’esigenza, molto tempo prima del 1839, perché non sarebbe stato in fondo difficile riuscire a portare fuori dalla camera oscura l’immagine effimera da tempo conosciuta e utilizzata per tracciare visioni prospettiche.
L’analfabetismo fotografico di cui si lamentava Ando Gilardi era dovuto al fatto che per tanti il distacco della fotografia era come se non fosse mai avvenuto, perché alla fotografia non riconoscevano alcun rapporto con le immagini che l’avevano preceduta: come per l’uomo biblico, ritenuto una creazione a parte.
Di contro, all’immagine fotografica non è stata riconosciuta l’intelligenza che l’uomo, essendosi rifiutato per millenni di riconoscerla agli animali, ha creduto fosse una sua dote esclusiva: riguardo all’albero iconico, la comparsa dell’ immagine “sapiens” di fatto è stata negata.
Il mancato riconoscimento di questi distacchi, dell’uomo dalle scimmie antropomorfe come della fotografia dalle immagini manuali, è avvenuto in parte per ignoranza e in parte, come scrive Frans de Waal per il primo, ma è un giudizio estendibile anche alla seconda, per «evitare grane con il Vaticano» ( Frans de Waal, Il bonobo e l’ateo. In cerca di umanità fra i primati, Raffaello Cortina Editore 2013 ).
Come Charles Darwin ha turbato profondamente l’ideologia cristiana, creando forti e tuttora vive resistenze, la fotografia ha da tempo sconvolto, anche se tanti non se ne sono accorti, la struttura dell’albero iconico vecchio di almeno 40.000 anni, riproponendo, e per tanti può sembrare una “bestemmia”, una versione tecnicamente avanzata, e per quanto riguarda quella digitale addirittura “futuribile”, del vecchio tentativo di produrre sulle pareti delle caverne un’immagine intelligente: perché le prime immagini si sforzavano di essere delle fotografie, di riprodurre fedelmente la realtà. Poi, per millenni, come ci insegna la storia dell’arte, il compito principale loro affidato sarà di nasconderla, per giustificare il potere religioso e politico.
Nell’immagine:
Un geniale fotomontaggio del David di Michelangelo realizzato da Piero Raffaelli, uno dei collaboratori di Phototeca.
( da Phototeca n. 6, 1981 ).
Ando Gilardi si divertiva non poco a “ritoccare” le opere d’arte considerate “sacre” e quindi degne del massimo rispetto, in certi casi di venerazione, nella convinzione che le fotografie di quelle “profanazioni”, di quelle opere “sconsacrate”, avrebbero saputo suggerire la realtà che le immagini nascondevano dietro l’inganno della bellezza.
( 9 marzo 2015 )

8095, Michelangelo, Davide ritoccato