Scomparse e ricomparse.
( Cartoline a Ponzone )

L’avere sdoganato la mafia e il fascismo sono senza dubbio i crimini più imperdonabili commessi dal berlusconismo.
«Il coraggio», fa dire Alessandro Manzoni a uno dei personaggi del suo capolavoro, «uno non se lo può dare». Verissimo. Come è altrettanto vero che gli omicidi mafiosi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino attestano clamorosamente che lavoravano troppo bene. Le terribili immagini che visualizzano come sono scomparsi quei due magistrati cui non difettava certo il coraggio non possono non essere confrontate, da parte di chi studia seriamente le immagini, con una fotografia, facilmente reperibile in internet, che mostra un giovane Silvio Berlusconi seduto accanto a una scrivania sul cui ripiano è posata una rivoltella. Che scomparirà in tutte le numerosissime immagini posteriori dell’imprenditore che, per salvare, a suo dire, il paese dal comunismo, in realtà quasi del tutto scomparso, si darà alla politica.
La scomparsa di quei due magistrati che svolgevano troppo bene la loro professione è collegata con la comparsa di una strana forma di ippica, che in un post precedente ho definito «virtuale»: uno “stalliere” mafioso, assunto da Silvio Berlusconi, che avrebbe dovuto occuparsi di cavalli nella villa a Arcore; e sono “cavalli” non virtuali quelli che, è Paolo Borsellino a parlarne in una intervista rilasciata a due giornalisti francesi, avrebbero dovuto essere consegnati in un elegante albergo milanese.
Il fascismo mostrerà il suo bieco squallido volto a Genova, nell’estate del 2001, come sarà documentato da innumerevoli immagini: carta bianca alla violenza di Stato contro pacifici dimostranti ( quelli meno pacifici, appartenenti al cosiddetto
Black Block, risultavano invisibili alle forze dell’ordine … ).
Non ci saranno invece immagini a documentare, alla faccia di Cesare Beccaria, la anacronistica vergognosa ricomparsa della tortura, fisica e psicologica, sempre in quella triste estate della democrazia offesa, nella caserma dei carabinieri di Bolzaneto.
Anche la fedeltà di un tempo, in questi anni, è scomparsa. Mio fratello, che, anni dopo quella triste estate, era andato a denunciare un furto, avendo visto nella sala d’attesa un calendario dell’Arma, proverbialmente «nei secoli fedele», con la didascalia «Fedeli per un anno», aveva commentato, facendo storcere la bocca a un carabiniere: «Vi compromettete meno …».
Ma, in realtà, il problema non è il tempo, ma a chi obbedire. Mio padre l’avrebbe scoperto, con dolore e rimorso, quando con poche migliaia di superstiti cercava disperatamente di ripercorrere nella neve e nel freddo la strada percorsa nell’estate del 1942, come ho raccontato in “Scampagnate in Russia“, l’intermezzo del saggio di “Revisioni” dedicato alla rappresentazione del sesso della donna, nel cui sottotitolo la guerra è definita la «cosa più stupida che l’uomo può fare dopo esserne uscito».
Nell’immagine:
Carlo Chiostri, illustrazione per “Pinocchio“, 1901.
( da www.it.wikipedia.org )
( 16 marzo 2015 )

Scomparse e ricomparse, 8884, Carlo Chiostri, illustrazione per Pinocchio