Secondo Matteo.
( Cartoline a Ponzone )

Il «Governo del Fare» si sta occupando della riforma della scuola, e non posso negare che, dopo tanti anni trascorsi nelle aule scolastiche, sono davvero felice di essere in pensione, come l’uomo descritto da Lucrezio che, al sicuro sulla costa del mare, guarda dei marinai che cercano di salvarsi da una tempesta.
Fra un finanziamento e l’altro alle scuole private, illegali in quanto anticostituzionali – e dispiace dover leggere che una giornalista, prima di esprimere il suo parere in merito, scriva «A parte il dettato costituzionale», come se fosse l’opinione di un collega e non la legge fondamentale del nostro vivere in comune ( Chiara Saraceno, “Gli incentivi e le incertezze”, in “la Repubblica” del 13 marzo 2015 ) – fra un finanziamento e l’altro alle scuole private, che ricordano tanto un “bonus” benzina dato a chi, girando in Jaguar, alleggerisce i mezzi pubblici, si propone di ampliare i poteri dei presidi “manager”, che già il nome è un programma; rispunta il vecchio mai accantonato progetto della meritocrazia, vale a dire di premiare, non è dato sapere con esattezza in base a quali criteri, gli insegnanti che svolgono meglio il proprio lavoro; si riconosce l’esigenza, in attesa dei buoni pasto di cui non ho mai goduto durante la mia “carriera”, per il corpo docente di “aggiornarsi”, che si concretizzerebbe in cinquecento euro da spendere in libri teatro cinema e corsi di approfondimento ( le colleghe i colleghi e io insegnavamo come potevamo, un po’ da ignoranti non aggiornati ma a volte volenterosi ).
Dopo avere dato una buona mano per cancellare faticose conquiste operaie, facendo credere che operai “ballerini”, e quindi ovviamente dequalificati, siano indispensabili alla ripresa economica, adesso si cerca di dequalificare la scuola pubblica. L’importante è seguire le nuove mode dettate dal capitalismo globalizzato, essere al passo con i tempi nuovi, non interferire con il nuovo modo di rubare di vecchi ladri.
Per sostenere questa politica padronale, fingendo di spiegare a noi bambini la realtà delle cose, il democristiano riciclato con la verità in tasca non si è vergognato di servirsi, ed è stata quella impudenza a suggerire questa Cartolina, di una metafora fotografica: «l’epoca del rullino è finita», ha detto in una delle sue logorroiche esternazioni, e, per far capire che chi non accetta le novità proposte dal suo governo è uno che non sa dove sta andando il mondo, ha paragonato l’oppositore a uno che si ostina a inserire un rullino fotografico in un cellulare: una bellissima similitudine manzoniana, da proporre come tema per i prossimi esami di maturità.
Nell’immagine:
Copertina di “Diario del mese”, 2 aprile 2004.
Fotografia, particolare, di Robert Doisneau, Le cadran scolaire, Paris 1956.
( 18 marzo 2015 )

Secondo Matteo, 8905, Copertina Diario del mese