Un insolito punto di vista.
( Cartoline a Ponzone )

“Manigoldo” è un epiteto spregiativo usato dalle nonne “colte”, che purtroppo ignoravano quale fosse il vero significato della oggi inusitata parola, cui ricorrevano per stigmatizzare il comportamento troppo esuberante dei nipoti. Di origine germanica, la parola indicava una “professione” terribile: l’aiutante del boia.
Nell’universo iconico avviene qualcosa di simile. Di tante immagini che ci sono familiari, perché ricorrenti nell’iconografia, è ignoto il significato originario che non è in alcun modo deducibile anche a una attenta analisi delle sue declinazioni. Per conoscerlo, o conoscere le eventuali falsificazioni, è indispensabile ricorrere ad altre fonti di informazione, generalmente quelle scritte, per quelle prodotte dopo la scoperta del modo di conservare il pensiero.
Una delle immagini più diffuse nell’iconografia occidentale è quella della croce. Anche troppo: nel senso che la troviamo riprodotta anche in immagini in cui non dovrebbe proprio essere presente. Come nello splendido affresco della “Battaglia di Ponte Milvio” dipinto da Piero della Francesca, in cui vediamo Costantino protenderla davanti a sé.
In nessun modo una fotografia avrebbe potuto mostrare un’immagine simile, perché all’epoca di quella battaglia, che sarà determinante per la storia dell’Occidente e la storia delle sue immagini, la croce non era ancora il simbolo del cristianesimo, ma un ignobile temuto e odiato strumento per dare la morte.
A scuola ci hanno insegnato che i legionari di Costantino l’avevano dipinta sugli scudi, ma in realtà il segno usato per evitare di ammazzarsi fra di loro era probabilmente, i testi a riguardo sono piuttosto approssimativi, pagano: un cerchio con otto raggi, una stilizzazione del Sole, nel quale i cristiani successivamente avranno forse voluto leggere un monogramma della parola greca “Kristòs”.
Queste riflessioni sono state suggerite, e Ando Gilardi ne sapeva qualcosa di quanto sono abili a farlo le immagini, dall’insolito punto di vista scelto da Daniela Dionori per visualizzare lo stesso luogo dipinto secoli prima da Piero della Francesca e tanti altri artisti: un turista frettoloso, che avesse voluto prelevare un’immagine ottica di questa storica località, mai avrebbe scelto, con ogni probabilità, quell’apparentemente insignificante sponda del Tevere.
Questo post è ovviamente dedicato a Daniela Dionori, attenta e sensibile fotografa, e amica lontana.
Nell’immagine:
Fotografia di Daniela Dionori, pubblicata su WE DO THE REST il 19 febbraio 2015.
( 17 marzo 2015 )

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