Sognatori “marxisti”.
( Cartoline a Ponzone )

Ne avevo disegnato uno schizzo col pennarello, di quel sogno, su una piastrella del bagno accanto a quella su cui avevo scritto l’aforisma di un nouveau philosophe che non ero sicuro di avere capito del tutto, nella speranza che qualche ospite potesse spiegarmelo: due Sirene, come le avevano immaginate i greci prima che diventassero creature marine, due uccelli con testa umana che volavano cabrando nel cielo, Alfonso davanti e io dietro, come nella scena che mi era apparsa nel sogno. Al risveglio ero emozionato per l’incredibile e stupenda esperienza del volo, e stupito, dal momento che era così facile e naturale, di non avere volato prima. Negli anni Settanta succedeva di volare: alcuni cantautori ce l’avevano anche detto nelle loro canzoni.
Nell’introduzione a L’interpretazione dei sogni, Sigmund Freud ci ricorda che da millenni gli uomini hanno cercato di leggere il futuro nei sogni. Il grande ebreo viennese cercherà, invece, di leggere in quella seconda vita notturna, dionisiaca, quanto siamo riluttanti a dirci nella solare, apollinea, vita diurna.
I Senoi, una popolazione “primitiva” che vive nella giungla malese, incontrata nel 1935 dall’antropologo americano Kilton Stewart ( si veda Morton Schatzman, Sogni e politica, in Sessualità e politica. Documenti del Congresso Internazionale di psicanalisi, Milano, 25-28 novembre 1975, Feltrinelli 1976, p. 138 sgg. ), danno un’enorme importanza ai sogni, che si raccontano al mattino, ma il loro atteggiamento nei confronti del materiale onirico è molto diverso da quello che si è affermato nella cultura mediorientale e occidentale, perché il loro interesse non è di interpretare i sogni, ma di cambiarli: se una tigre, in un incubo, ha inseguito un figlio nella foresta, invece di domandarsi chi o che cosa possa rappresentare quell’animale, insegnano al figlio di fermarsi, nel prossimo incubo simile, e di affrontarla senza paura.
Che è la sola cosa che può fare, nei confronti della realtà, chi fotografa, chi usa un apparecchio incapace di visualizzare i sogni e gli incubi notturni. Se c’è infatti un soggetto davanti al quale l’immagine manuale si sente una regina mentre quella fotografica incontra non poche difficoltà quello è senz’altro il sogno. Tutte le immagini mentali della nostra seconda vita notturna, perché di quelle sono sostanzialmente fatte le esperienze oniriche, a causa della loro natura ibrida – le esperienze reali diurne nottetempo fantasticamente rielaborate – obbligano quasi sempre il fotografo che intenda visualizzarle a una scelta egualmente ibrida, cioè un’immagine sia manuale che automatica ( si pensi, per esempio, alle suggestive fotografie del passato sognate da Paolo Ventura ) o a un’immagine che nasce dalla fusione di più immagini fotografiche ( di cui Diego Mazzei ci ha regalato degli splendidi esempi ).
Quel mio amico che, grazie anche a un fiasco di Chianti e a una pastasciutta affogata nel sugo, mi aveva suggerito che, nonostante tutto, non si doveva rinunciare a volare, non c’è più: l’ultimo saggio di Revisioni, cui sto lavorando, l’ho scritto anche pensando a lui, e anche a lui è, con affetto simpatia e riconoscenza, dedicato.
Nell’immagine:
Odisseo e le Sirene. Vaso attico a figure rosse proveniente da Vulci, fine del V sec. a. C.
Fotografia di Jastrow, 2007.
( da wikimedia.org )
( 22 marzo 2015 )

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