Il nome delle cose.
( Cartoline a Ponzone )

Una giornalista di Radio Popolare ci teneva, tempo fa, a precisare che il suo cognome era Ghidini, con la “i”, per far sapere ai radioascoltatori che non solo non aveva alcun rapporto con Niccolò Ghedini, ma anche che il cognome era solo simile: le stava particolarmente a cuore prendere le distanze dall’Azzeccagarbugli di Silvio Berlusconi, per il quale l’avvocato, divenuto provvisoriamente linguista, aveva inventato uno splendido quanto ipocrita neologismo, «utilizzatore finale», per evitare di usare il vecchio, spregiativo, “puttaniere”.
Prima che si imponesse la parola “fotografia”, erano stati inventati numerosi, e più o meno fantasiosi, sinonimi per indicare l’icona che, escludendo l’intervento manuale, era prodotta, anche se con procedimenti diversi, automaticamente dalla luce.
Quei nomi diversi non servivano, però – a differenza della stupida perifrasi utilizzata dal principe del foro lautamente remunerato dal suo ricco cliente, e, purtroppo, grazie a lui, anche dai contribuenti italiani, per nascondere sotto quel misero tappetino linguistico le debolezze del suo assistito – a nascondere la verità: indicavano tutti, indistintamente, una tecnica iconica rivoluzionaria capace non solo di riprodurre fedelmente la realtà visibile, ma anche dare un enorme contributo per sconfessare tante menzogne “manuali” e illusioni metafisiche.
Nell’immagine:
Un graffito di Banksy, 2005 circa.
( da www.seesound.it )
Per il grande writer britannico che, in un tempo in cui l’importante sembra essere l’apparire nei mass media, ama l’anonimato e non si lascia fotografare, il graffito è «una delle forme d’arte più oneste che ci siano. Non c’è elitarismo né ostentazione, si espone sui migliori muri che una città abbia da offrire e nessuno è dissuaso dal costo del biglietto. I muri sono sempre stati il luogo migliore dove pubblicare i lavori. Gli amministratori delle nostre città non capiscono i graffiti perché per loro se una cosa non dà profitto non ha diritto di esistere, e questo toglie qualsiasi valore alla loro opinione». (seesound.it/arte/sguardo-dartista-banksy-la-poesia-di-un-graffito-sul-muro-28199.html )
( 25 marzo 2015 )

Il nome delle cose, 8898, Banksy, cameriera muro