Il nero e il rosso.
( Cartoline a Ponzone )

Commentando un post pubblicato su Facebook, in cui accennavo alla maggiore persistenza, non solo cromatica, del colore nero rispetto al rosso, Antonio Armentano e Lu Potena avevano piacevolmente fatto slittare il discorso dalla politica alla sessualità, anche se apparentemente parlavano di abbigliamento, facendomi così ricordare di due graffiti, un “post” e un “commento” scritti con quei due colori, che per anni, mentre andavo al lavoro, ho visto lentamente sbiadire.
Ne avevo scritto qualche anno fa, dato il tema trattato, nell’ultimo capitolo di Aniconismo e rappresentazione del gioiello discreto, il saggio di Revisioni. Saggi iconologici sulle immagini innocenti dedicati a Ando Gilardi  sulla storia sconosciuta della rappresentazione del sesso della donna. Chi d’abitudine legge queste mie “Cartoline” non avrà difficoltà a capire la gioia che mi procurava leggere ogni mattina quei due graffiti, che smentivano una paradossale menzogna, ossessivamente ripetuta per diciassette secoli.
Qui di seguito riporto il testo da quel saggio “osceno” che tanto era piaciuto a Ando Gilardi, e aveva rallegrato, con mio enorme piacere, la fertile vecchiaia di quell’amico iconologo che mi aveva insegnato a “leggere” le immagini, o, meglio, la realtà che sanno in maniera così seducente suggerire.
«Per anni, recandomi al lavoro a Sesto San Giovanni, la (ex) Stalingrado d’Italia, su un pilastro di uno stabile in Viale Ercole Marelli ho letto un simpatico messaggio scritto a grandi caratteri in stampatello rosso: “W la figa“. Un anonimo, intelligente ma poco studioso scoliaste, aveva aggiunto sotto a quelle parole, questa volta in nero: “Sono daccordo“.
Insolitamente, forse per una rara forma di rispetto verso la natura del messaggio e della sottostante approvazione, le due scritte non sono state coperte da successive più urgenti comunicazioni; ma, con gli anni, le parole in rosso, che è un colore, non solo politicamente, meno resistente, sono sbiadite fino a scomparire del tutto, lasciando il commento in nero solo e privo di significato. “W la foca” ha scritto però mio figlio su un cuore di carta appeso alla porta della sua camera: che dio la ( e lo ) benedica». ( Aniconismo e rappresentazione del gioiello discreto, Lost Dreams Editions 2010, p. 1431 ).
Questo post è dedicato a Lu Potena e Antonio Armentano, perché, senza quel loro “slittamento” cromatico, non sarebbe mai stato.
Nell’immagine:
Raffaello, Madonna del cardellino, 1506 circa.
Firenze, Galleria degli Uffizi.
( da it.wikipedia.org )
Secondo un vecchio proverbio valtellinese, che non so assolutamente scrivere ( ma l’amico Mauro Thon Giudici potrà aiutarmi ), conosciuto grazie a mia moglie che l’aveva appreso dalla nonna materna, parecchio diversa da quella paterna, una “strega” valtellinese fortunatamente scampata ai roghi della religione dell’amore verso il prossimo, è meglio spendere qualche soldo in più ma acquistare un capo di vestiario rosso. Quella preferenza non era dettata da una scelta politica, forse era inconsciamente erotica, ma, di sicuro, era da imputare al fatto che anche gli analfabeti iconici avevano appreso dalla infestante iconografia ieratica e da quella politica che il rosso era un colore importante, carico di promesse pagane e mistiche per questa e la “vita” futura.
( 29 marzo 2015 )

8913, Raffaello, Madonna_del_cardellino_dopo_il_restauro