La città “ideale”.
( Cartoline a Ponzone )

Era pratica piuttosto comune degli editori, nei secoli passati, dettata da motivi di risparmio, riutilizzare le stesse matrici xilografiche per illustrare soggetti diversi: ne ha scritto, con amore e competenza, Paola Pallottino – la figlia del noto etruscologo più conosciuta per avere scritto, per Lucio Dalla, il testo della bellissima ( e censurata, per poter calcare la scena del Teatro Ariston a Sanremo ) 4 marzo 194 – nel suo delizioso Dall’atlante delle immagini. Note di iconologia, Ilisso 1992.
In Fondazione di una città, un breve scritto del 1969 di La corda pazza, Leonardo Sciascia, un immenso scrittore di cui spesso avverto l’urgente bisogno di leggere o rileggere i testi per disintossicarmi da certe bruttezze di questi tempi, accenna a una incredibile storia del ventennio fascista che non ha a che fare con la “tirchieria” degli editori ma con una insospettata facoltà della fotografia: fotografare l’inesistente.
La città ideale è il titolo di uno stupendo dipinto di attribuzione incerta conservato a Urbino, nella Galleria Nazionale delle Marche: ne ho scritto, nella Cartolina intitolata Vue imprenable, pubblicata il 3 febbraio 2015, a proposito delle stupende fotografie panoramiche di Piero Ottaviano e Giorgio Jano. Ora, se con una immagine manuale non è difficile visualizzare una ideale, desiderata ma inesistente, città, non è altrettanto facile, o meglio impossibile, fare la stessa cosa con un’immagine totalmente automatica. A meno che non si segua la stessa strada indicata qualche secolo prima da quegli antichi editori: che è quanto hanno fatto i servi adulatori di Benito Mussolini, mostrandogli le “fotografie” della sua amata Mussolinia, l’inesistente città di cui aveva posto in Sicilia la prima pietra.
«E pare che Mussolini ci tenesse molto, – scrive Leonardo Sciascia – a quella città cui aveva dato il nome, e continuamente chiedesse notizie e rapporti: per cui ad un certo punto, a placare l’impazienza del duce, fu montato un album che dispiegava Mussolinia in tutto il suo splendore. Forse Mussolini ebbe una certa sorpresa, a vedere una città di villette ‘fin de siècle’ al posto di quella, alquanto piacentiniana avanti lettera, che l’architetto Fragapane aveva concepita; ma la soddisfazione per l’opera in suo nome compiuta doveva essere tale da superare l’insorgere della critica o della diffidenza».
Questo post è dedicato, per varie ragioni, all’amico Giorgio Giovanni Maria Jano.
Nell’immagine:
Piero della Francesca (?), La città ideale, 1480 – 1490.
Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.
( wikimedia.org )
( 30 marzo 2015 )

8915, Piero_della_Francesca, La città ideale-_Galleria_Nazionale_delle_Marche_Urbino