Le “eretiche” mute.
( Cartoline a Ponzone )

Una mia collega che insegnava religione, una donna onesta, sincera, che amava i cani, e purtroppo portava un cognome politicamente molto pesante, mi aveva offerto, incredibilmente, la sua amicizia in séguito a un mio intervento nel collegio dei docenti a favore della laicità della scuola pubblica. Ho già scritto di lei da qualche parte, a proposito dei Vangeli che aveva regalato alle colleghe e ai colleghi quando era andata in pensione, e del suo sorriso, accompagnato dalle parole «Lo sapevo che avresti preso questo», quando avevo scelto, nel cesto che li conteneva, quello di Giovanni.
Quel vangelo “gnostico”, rientrato per il rotto della cuffia fra quelli canonici, inizia con delle parole che mi hanno incuriosito da quando ero bambino: «In principio era il Verbo». In una cultura della parola scritta, come quella ebraica, in cui si è creduto che il dio creatore avesse parlato per consegnare ordini alle cose e agli uomini, non stupisce che, secoli dopo, degli ebrei eretici abbiano pensato che all’origine di tutto ci fosse stata la parola.
Alla cultura aniconica degli ebrei il cristianesimo ha affiancato l’ “eretica” immagine ieratica. Solo l’essersene dimenticati ha potuto fare accettare senza alcun problema il diluvio di immagini sacre e le Biblia pauperum, le Bibbie dei poveri, ma in realtà pensate per gli analfabeti, fatte solo di immagini che “spiegavano” gli episodi biblici ritenuti salienti.
Secoli dopo la comparsa di questo incredibile paradosso religioso, nella cultura occidentale, dove l’immagine ha acquisito una rilevanza sociale sempre maggiore, si è reso necessario sostituire alla mitologia ebraica della parola scritta la realtà dei fatti. Perché, stando alle fonti storiche di cui disponiamo, “in principio” fu l’immagine, e, mi spiace per i religiosi doverlo scrivere, proprio quella della vulva; come, e mi spiace per i fratelli Lumière doverlo scrivere, per quanto riguarda le immagini che apparentemente si muovono come se fossero “vive”, “in principio” fu il colore: le prime proiezioni pubbliche di immagini in movimento furono le Pantomimes lumineuses presentate da Émile Reynaud nel suo Théâtre optique, che richiameranno folle di parigini prima che, di lì a qualche anno, fossero distratte dal prepotente realismo delle immagini cinematografiche totalmente automatiche, ma in bianco e nero.
Insieme alla Fototeca Storica Nazionale, che da qualche anno porta anche il suo nome, l’altro enorme lascito iconico di Ando Gilardi, che fortunatamente per lui e per noi è sopravvissuto a tre guerre – la Seconda guerra mondiale, la guerra di Liberazione e quella che i nazisti e i fascisti avevano dichiarato alla minoranza “etnica” cui apparteneva – è stato quello di averci fatto capire quanto sia importante, ogni volta che guardiamo un’immagine o ne produciamo una – e dio solo sa quanto sia indispensabile soprattutto per i fotografi, che sono stati educati a non sapere cosa c’era stato iconicamente “in principio” – conoscere la vera storia sociale di queste affascinanti quanto infestanti “eretiche” mute.
Nell’immagine:
Il Théâtre optique di Émile Reynaud.
Xilografia di Louis Poyet, 1892.
( da Gianni Rondolino, Storia del cinema d’animazione, Einaudi 1974, n. ed. 2004 ).
Émile Reynaud ritratto mentre con il Théâtre Optique presenta la sua ‘pantomima luminosa’ Pauvre Pierrot.
Il geniale quanto sfortunato vero inventore del cinematografo aziona manualmente i rulli con le immagini che, riflesse da un complesso sistema di specchi che permetteva loro di “fondersi” con i disegni fissi dei fondali, creavano, su uno schermo retroilluminato, l’illusione del movimento.
Il Teatro Ottico è l’ultimo sviluppo di precedenti invenzioni di Émile Reynaud: il prassinoscopio ( 1877 ), il prassinoscopio-teatro ( 1879 ) e il prassinoscopio a proiezione ( 1880 ).
La prima proiezione pubblica ha avuto luogo il 28 ottobre 1892 a Parigi, nel Museo Grévin, con l’accompagnamento della “colonna sonora” eseguita in diretta dal pianista Gaston Paulin con brani musicali da lui appositamente composti. La principale innovazione tecnica consisteva nella possibilità di retroproiettare su uno schermo semitrasparente, per un pubblico numeroso, spettacoli di 10 -15 minuti: i precedenti apparecchi permettevano la visione, a poche persone, di una singola animazione di immagini che si ripeteva ciclicamente.
( 19 febbraio 2015 )

 

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